La politica della (ri)legittimazione

La politica della (ri)legittimazione

La politica italiana sta guardando con non poca preoccupazione e curiosità alla case history Renzi-Berlusconi. Dopo l’incontro di sabato scorso le acque si sono mosse in maniera non indifferente, come testimoniano le dimissioni di Gianni Cuperlo da Presidente del Partito Democratico.

Uno dei nodi senza dubbio più interessanti dell’intera questione è l’operazione che secondo alcuni rappresenta una nuova legittimazione della figura di Berlusconi. Il segretario del PD ha parlato di “profonda sintonia” con il leader di Forza Italia per quanto riguarda i contenuti della legge elettorale.

Si tratta senza dubbio di una svolta epocale per unrenzivanity comparto politico che vede e ha sempre visto nella figura di Silvio Berlusconi un collante culturale e quasi “catartico”: si può pensare allo stesso modo del Cavaliere, non c’è nulla di male ad avere opinioni affini alle sue anche riguardo a temi di grande importanza. Questo il messaggio principale lanciato da Matteo Renzi, che continua sia a incassare critiche sui social, sia a usare questo strumento come contesto di espressione politica.

Renzi è un politico nel vero senso della parola soprattutto online: dopo l’errore della sovraesposizione 3.0 nel  corso delle Primarie 2012, il sindaco di Firenze ha affilato le armi, portando in campo una strategia social molto puntuale: gli hastag su Twitter su Facebook sono vere e proprie frasi inserite nei messaggi di stato, in modo da passare all’utenza dei contenuti linguistici il più possibile circoscritti.

Si può dire che Renzi abbia iniziato a creare un codice politico e comunicativo estremamente personale durante la campagna elettorale per le Primarie arrivate a conclusione lo scorso 8 dicembre e che stia continuando in queste settimane, utilizzando i social per creare WOM attorno alla sua figura sia dal punto di vista prettamente fisico sia da quello della diffusione dei contenuti testuali.

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