Hacking Team, cosa sta realmente succedendo?

Hacking Team, cosa sta realmente succedendo?

 

“Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta sarà combattuta con pietre e bastoni.”

Così parlava Albert Einstein. E ora, nel 2015, sappiamo che la Terza Guerra Mondiale si sta già combattendo. Senza soldati, senza armi tradizionali, ma, soprattutto, senza neppure che ce ne accorgiamo. E’ la rete a muovere sempre di più il mondo, e sarà chi sa usarla meglio (o peggio) a vincere questa guerra. Che voi lo vediate, o no.

“Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia.”

Vorrei fosse lo slogan di qualche pseudo gruppo di attivisti anti-tecnologia, o magari l’inizio di qualche nuova serie tv avvincente basata sul deepweb o su un futuro prossimo governato dai robot.

Purtroppo, quello che avete appena letto è il comunicato ufficiale appena reso pubblico dalla “HackingTeam”, la società italiana di spionaggio informatico ed hacking che vende software molto particolari a governi di tutto il mondo, servizi segreti, imprenditori privati dalle dubbie finalità morali e chi più ne ha più ne metta…

 

Ma cosa è successo veramente? E quali potrebbero essere le conseguenze?

In poche e semplicissime parole, una società italiana fino ad oggi vendeva (e forse continuerà a vendere) a chiunque ne avesse bisogno alcuni software finalizzati all’intercettazione (e non solo…). Uno di questi software, il Remote Control System (RCS), è probabile che venisse utilizzato anche da regimi dittatoriali per monitorare attivisti per i diritti umani, giornalisti, o addirittura per “incastrare” persone scomode inserendo a distanza file pedopornografici o altre prove false nei loro computer.

Ora, potremmo soffermarci sul fatto che sarebbe davvero grave se governi e servizi vari in giro per il mondo stessero veramente utilizzando questi software per scopi così meschini e anticostituzionali, potremmo scandalizzarci anche nel leggere la lista dei Paesi non proprio democratici tra i clienti della HT (ad esempio giusto per citarne qualcuno: Ciad, Sudan, Marocco, Uzbekistan, ecc…), ma il fatto davvero preoccupante è che questi software ora sono totalmente aperti al pubblico ed online insieme a circa 400GB di files, informazioni, nomi e cognomi, mail, screenshot, dati sensibili, numeri di cellulare, password, e moltissimo altro ancora. Dunque, non ci vuole un genio a capire che basterebbe un minimo di competenza tecnica nel campo e qualsiasi cellula terroristica o regime anti-democratico potrebbe impadronirsi non solo di informazioni pericolose ma, soprattutto, di tecnologie e sistemi all’avanguardia per spiare a loro volta governi, servizi, magistrati, ministri, e via dicendo..

Ah, ci sarebbe anche un altro piccolissimo problema: qualunque individuo intercettato negli ultimi anni ovviamente ora saprebbe di essere sotto intercettazione, magari ancor prima di venire a sapere di essere sotto indagine. Se volete scoprirlo anche voi, tranquilli prima o poi vi avvertirà l’Antivirus, oppure potete fare un salto su Wikileaks e cercare qualche mail o keywords a voi collegata.

 

Eppure, in tutto questo c’è ancora qualcosa che non torna…

hackerSono solo appassionato di IT, di certo non sono un esperto nonostante sia titolare di una società del settore, tuttavia non riesco a capacitarmi di come un gruppo di attivisti abbia potuto rubare indisturbata 400GB di files da una società esperta di Hacking e Sicurezza Informatica. Non mi insospettisce tanto la difficoltà di penetrazione dei sistemi, quanto il TEMPO. Per trasferire 400GB di files, in un paese come il nostro che ha non pochi problemi di banda, ci vorrebbero giorni. E ci volete far credere che per giorni nessuno nella Hacking Team si è accorto che stavano consumando il limite massimo di banda e che qualcuno stava soffiando via da sotto il loro naso tutta la loro carriera? Un po’ ambiguo no?!

Comunque vada, ancora una volta, non ci resta che rimanere impassibili ad osservare l’ennesima dimostrazione di come Internet sia un’arma pericolosissima da maneggiare, e sperare che ISIS e compagnia bella non ne capiscano poi troppo di hacking, altrimenti siamo tutti fottuti.

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