Pokemon GO
Tutti ne parlano, è l’App del momento: Pokémon GO! Però c’è da dirlo, non ne parlano tutti bene eh…
Anzi, si può dire che il mondo si sia spaccato in tre parti, da un lato ci sono quelli che ci giocano (la maggioranza), da un altro lato quelli che la criticano e la accusano di rubarci dati o trasformarci in zombie del terzo millennio (ma spesso comunque ci giocano lo stesso…) e, infine, il terzo polo è composto da coloro che non ci giocano ma non ci trovano nulla da dire, insomma non se la filano proprio (attenzione però perché Dante gli ignavi li collocava nell’Antinferno con Ponzio Pilato e Celestino V, un motivo ci sarà). 

Tuttavia, tutto questo parlare del successo incredibile che in sole 24 ore ha avuto “Pokémon GO” è servito forse a distogliere l’attenzione da una serie di elementi che è bene analizzare con cautela per poter, come sempre, avere una visione a 360° di ciò che accade, soprattutto in tempi moderni in cui il mondo dell’innovazione e delle tecnologie corre sempre più veloce e non facciamo in tempo a fermarci a scaricare un’app che già ne è uscita una più accattivante.
E’ un 2016 che sempre più ci ha abituati alla nascita di “unicorni”, avete presente quelli bianchi con il corno in fronte? Nel Medioevo si diceva che solo una vergine potesse catturarne e possederne uno, oggi invece solo un Venture(Capitalist) può…
Ma non siamo nel Medioevo, siamo nell’era delle Startup e nel gergo del Venture Capital un unicorno è proprio una semplice startup (spesso che operi in ambito tecnologico o digitale) con una piccola caratteristica però, ovvero che la sua valutazione supera la soglia di $1 miliardo. Attualmente ci sono oltre 250 startup che si qualificano come unicorni, con una valutazione aggregata che supera i $1.300 miliardi.
Non più tanto una leggenda.12472504_1330384106990165_3660926041587901455_n
Un dato ancor più interessante se si considera che il 75% delle imprese censite come unicorni è stato fondato negli ultimi 10 anni. Quindi, forse non dovremmo poi insospettirci troppo se un “giochetto” così innovativo che sfrutta la realtà aumentata e, soprattutto, che si appoggia alla nostalgia degli anni ’90 (lo ammetto, anche io sono nato nel 1990 e sono cresciuto a pane e pokémon) abbia avuto un successo così esponenziale. Anche se, mi aspetterei di vederci giocare la mia generazione, al massimo quelli un po’ più piccoli che anche se non conoscono i pokémon sono comunque attratti dalla novità, ma allora perché quando passeggio per Roma durante la pausa pranzo o esco dall’ufficio vedo 50enni correre per strada lanciando pokéball o automobili zigzagare per la tangenziale e inchiodare all’improvviso per non investire Pikachu?? Ma non è che forse, come spesso accade, è qualcosa di più di una moda? Non è che c’è una precisa strategia dietro che forse va avanti da mesi, o forse anni, o forse decenni?

Allora provo a divertirmi con qualche ipotesi e tirare giù qualche dato…
La prima informazione sospetta che sarà balzata agli occhi di tutti è che una volta installata l’app non c’è il classico “login with Facebook” ma un insolito e raro “login with Google”, cioè un’app che punta a diventare l’app più scaricata del mondo non ti permette l’accesso istantaneo e comodissimo tramite Facebook, anzi, addirittura non nomina minimamente da nessuna parte il social network più diffuso al mondo (neanche nella condivisione dei risultati o nell’invito di altri giocatori) ma si basa solo ed unicamente su un account Google (raramente utilizzato per giocare). Come se non bastasse, il fondamento dell’intero gioco è proprio uno strumento di google: “Google Maps”. Senza la fantastica mappa di google, infatti, il nostro allenatore di mostriciattoli non potrebbe muoversi per tutte le viette del mondo conosciuto e completare il suo esercito di demoni alla conquista del mondo in una nuova crociata all’insegna della Cristianità (ah no scusate mi ero fatto prendere dal fomento…).
PlusContinuiamo con gli indizi degni di attenzione: il design di “Pokémon GO Plus” (uno strumento per videogiocatori, indossabile, in vendita a $34,99 e già esaurito) come se non bastasse, è un mix fra il logo dei Pokémon e il “segnaposto” di Google Maps. A sottolineare ancora una volta l’enorme legame fra Google e questo gioco.

Quindi finora sembrerebbe un’app google-centrica, piuttosto insolito. Ma a questo punto vediamo chi è il produttore di questo fenomeno mediatico, ci aspetteremmo di vedere in prima fila la Nintendo, ma non è proprio così, anzi, pare che la Nintendo, contrariamente da quanto sostenuto da qualche “giornaletto”, ci stia guadagnando poco o nulla. Infatti la società proprietaria di “Pokémon GO” a quanto pare è una (semi)sconosciuta “Niantic, Inc.”
Nome piuttosto familiare ora che ci penso, son quasi sicuro di ricordarmi che circa 6 anni fa Google lanciò una certa “Niantic Labs”, fondata da John Hanke. Lo stesso John, 12 anni fa, nel 2004 era stato acquisito dal colosso di Mountain View con la sua start-up “Keyhole” (che coincidenza, Google ha sborsato $35 milioni per questa start-up subito dopo che un fondo della CIA chiamato “In-Q-Tel” aveva investito entrando anch’esso nella società) da cui guardacaso nacquero Google Earth e Google Maps… ma non finisce qui, ora arriva il bello.The-Niantic-Project-Ingress
Nel 2012 la Niantic lancia un gioco chiamato “Ingress”, un videogioco di realtà aumentata che ha come interfaccia grafica proprio le Google Maps e come campo di gioco proprio il mondo (mancano solo i Pokémon dentro). Non viene pubblicizzato quasi per nulla, fa circa 14 milioni di downloads e centinaia di migliaia di persone partecipano a eventi dal vivo organizzati nell’ambito del gioco, ritorvandosi in vere e proprie “ronde di gruppo” (qualcosa di familiare con ciò che sta accadendo tramite Pokémon GO?)
Nel 2015, poi, la notiziona, Google improvvisamente cambia nome, o per essere precisi nasce “Alphabet” (la compagnia madre di Google) e, subito dopo, si decide di far diventare Niantic una società indipendente. Seppur Google sia rimasto come investitore, come conferma un dirigente di Google al Techcrunch«Niantic è pronta ad accelerare la propria crescita, diventando una società indipendente, cosa che li aiuterà ad avvicinarsi a investitori e partner nel mondo dell’intrattenimento. Saremo contenti di continuare a sostenerli mentre porteranno esplorazione e divertimento ad ancora più persone nel mondo».
Neanche due mesi dopo, Google, The Pokémon Company e Nintendo investono su Niantic, Inc oltre 20 milioni di dollari per porre le basi di Pokémon GO. A questo punto mi torna in mente un episodio che avevo quasi rimosso, il 1° Aprile di un quasi lontano 2014, Google fece un pesce d’aprile al mondo riempiendo le proprie mappe di Pokémon da catturare. Credo sia a questo punto più che scontato pensare che “Ingress” e il “Pesce d’aprile” non fossero fenomeni casuali e scollegati tra loro ma fossero veri e propri test. Anzi, probabilmente test di preparazione al lancio di un’arma che Google era costretto ad usare per non lasciare il monopolio “Social” a Zuckerberg. Dopo il fallimento (con tanto di figuraccia) di “Google Plus”, era forse impensabile veder nascere un fenomeno più virale di Facebook, eppure Google ci insegna che bastano qualche decina di milioni di dollari, un po’ di CIA, un genio sviluppatore, la nostra infanzia e, soprattutto, una strategia lenta ma ponderata per ottenere il risultato che nessuno poteva immaginarsi. DatiPokémon GO, in sole 24 ore, nel primo giorno di lancio ha superato i downloads dell’app di incontri Tinder, ma anche quelli di colossi proprio come Facebook e Twitter. Gli utenti ci passano più tempo che su WhatsApp, Instagram, Snapchat e Messenger (attualmente la media giornaliera di fruizione è di oltre 45 minuti). Inoltre, il nuovo gioco Nintendo ha più ricerche su internet rispetto ai siti porno, come confermano i dati di Google Trends.

Dunque, il vero dato importante non è il record raggiunto di download o di utenti attivi ma il fatto che questo colpo incredibilmente strategico e mosso da determinate tecniche di psicologia di massa riposiziona improvvisamente Google nella dimensione social. Proprio quel campo di battaglia nel quale si pensava che non potesse più competere con Facebook.
Ed ecco che giorno dopo giorno Google, attraverso Niantic, sta raccogliendo proporzionalmente più utenti di Facebook ma, soprattutto, si tiene i loro dati senza doverli condividere minimamente con Mark.
Non solo, subito si aprono nuove frontiere per il Local Marketing, per l’eventistica e per moltissime altre dinamiche pubblicitarie. Ma più di tutto, Google mette il cappello (forse!) su un mondo nuovo che sembrerebbe già superare quello dei social, il mondo della realtà aumentata. Ora, la mano passa a Facebook, e per la prima volta sarà Zuckerberg a dover inventarsi qualcosa per provare ad entrare nel mercato della realtà aumentata e raggiungere Google.

Ma in tutto questo, Nintendo che c’entra? I Pokémon sono di Nintendo, qualcosa ci guadagnerà? NO. Probabilmente, contrariamente a quanto si vuol far credere e si legge su diversi giornali, il successo di Pokémon GO non si ribalterà interamente su Nintendo, questo dipende dalle quote di proprietà effettive del progetto. Pokémon GO è sviluppato e distribuito da Niantic, spin-off della società che sta in cima alla piramide di Google, Alphabet appunto. Anche Nintendo fa parte dell’azionariato della Niantic, ma in misura notevolmente più ridotta.pokemon-go-apk-2 Per quanto riguarda lo sfruttamento dei Pokémon, questo è in capo alla Pokemon Co., della quale Nintendo ha solo il 32% e che incassa un “compenso per la compartecipazione” allo sviluppo del gioco Pokémon GO. In pratica, ogni guadagno di Pokémon GO passa attraverso Google e Pokemon Co. per arrivare infine a Nintendo con un processo i cui dettagli non sono pubblicamente reperibili. Secondo una stima degli analisti di Macquarie, il beneficio economico per Nintendo dall’app si limiterebbe al 13% del totale, mentre gli esperti del Financial Times sono più ottimisti ed indicano un 30%.
Ciò che è certo è che, come la società di analisi finanziaria Slice Intelligence fa sapere, Pokémon GO pochi giorni fa è riuscito nel difficile intento di produrre da solo il 47% dei ricavi totali giornalieri del mercato mobile.
In altre parole, in 24 ore il gioco ha generato più denaro di tutte le altre app messe insieme. Addirittura, molti degli utenti che hanno speso e stanno spendendo soldi veri nel gioco si sono approcciati per la prima volta al mercato delle microtransazioni e la percentuale di nuovi clienti si aggira intorno al 53%, generando guadagni pari a circa $6,5 milioni al giorno!

Cool-Zapdos-Pokemon-Go-Wallpaper-HDA questo punto, per deformazione professionale, sono portato ad elucubrare nuovi modelli di business e immensi disegni commerciali ancora da scoprire. Pokémon GO per ora ha messo a disposizione solo la prima generazione di mostriciattoli, ne mancano ancora molti (soprattutto rari) da rendere disponibili. Immaginiamoci cosa potrebbe accadere se una volta saturato il mercato e cioè raggiunto un numero alto di utenti e completata quasi tutta la collezione di Pokèmon, l’app decidesse di “vendere” le creature più rare e non disponibili a determinati brand. Ad esempio ci trove
remmo ovunque la pubblicità di un evento “Nike” in un determinato negozio di proprietà in cui sarà possibile catturare quel determinato Pokèmon introvabile ma solo dopo essersi iscritti all’evento ed aver ad esempio acquistato €100 di prodotti Nike…

Infine, già che ci siamo, avventuriamoci anche in qualche tesi complottista, a detta di esperti come Adam Reeve, l’app gratuitaper iOs e Android, Pokémon Go garantiva in una prima fase di lancio pieno accesso al profilo di Mountain View degli utilizzatori della versione del sistema operativo di Apple. Questo vuol dire che è potenzialmente in grado di vedere e modificare quasi tutte le informazioni del profilo: dalla posta elettronica alle foto passando per i documenti archiviati in cloud. Un’esca incredibile per gli hackers di tutto il mondo. Pare sia stato dovuto a questo il ritardo di qualche settimana nel lancio ufficiale in Europa.
Ma sicuramente Niantic l’avrà risolto in tempo…

Ora scusate, è apparso Bulbasaur.
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mark-zuckerberg-889x591In un mondo ormai così sporcato dai meri interessi economici e con il potere in mano ad una manciata di persone, per fortuna ci sono ancora persone generose. Filantropi disposti a spogliarsi di tutto ciò che hanno (un po’ come il San Francesco d’Assisi dei tempi antichi) per donare agli altri…
Ed oggi la notizia più cliccata del momento narra le incredibili gesta di uno di questi filantropi, Mark Zuckerberg. Proprio in concomitanza della nascita di sua figlia ha deciso di seguire le orme del Santo di Assisi e di scrollarsi di dosso il pesante fardello di tutti i miliardi che aveva per donarli in beneficienza a….se stesso. Ebbene sì.
Un gesto degno di un qualsiasi imprenditore in cerca di qualche escamotage di escapologia fiscale, sarebbe passato in secondo piano se l’avesse fatto un Donald Trump qualsiasi, o forse sarebbe stato demonizzato e criticato da tutto il mondo se l’avesse fatto un Silvio Berlusconi all’italiana, ma, dato che a farlo è stato un genio del marketing ed intoccabile come Mark Zuckerberg, ecco allora che all’improvviso diventa “l’uomo più generoso sulla Terra.”
Sia chiaro, non voglio fargli i conti in tasca e dirvi quanto gli sia convenuta attuare questa strategia fiscale (o forse sì..), non voglio starvi ad evidenziare ed analizzare il soggetto destinatario di questa cospicua donazione (o forse sì..), ma voglio almeno potermi scandalizzare e anche un po’ sdegnare per come, ancora una volta, per il dio denaro sia stata strumentalizzata una bambina neonata e, soprattutto, miliardi di allocchi ci siano cascati, elogiando ovunque sul web il nuovo idolo delle folle, il supereroe Mark Zuckerberg. Ancora lui. E ancora voi, che, come sempre, vi fermate ai titoloni da condividere in stile: “INCREDIBILE! Mark Zuckerberg fa una figlia e dona 45 miliardi..”, senza almeno cercare di capire a chi li dona ‘sti 45 miliardi!charity

Per fortuna (o sfortuna), dato che mi piace alzare sempre un po’ i toni e riportare la nuda e cruda (ma sacrosanta) VERITA’ almeno davanti gli occhi di chi mi segue, voglio fare un po’ di ANALITICA chiarezza. Cercando, in questo articolo, di titolare anche io che “Mark Zuckerberg dona 45 miliardi..” ma poi raccontandovi realmente a chi li dona e perché. Tutto qui. Prendetela come vi pare ma non ci riesco a vedere metà dei miei contatti su Facebook condividere articoli che neanche hanno letto e incitare a “Zuckerberg nuovo Papa” o a Presidente degli Stati Uniti (oddio non è che con Donald Trump andrà poi tanto meglio, però..).

Cominciamo con l’analizzare cronologicamente qualche step:
1)  Nasce la figlia di Mark Zuckerberg: Max Zuckerberg.
2) (2 ore dopo), Mark Zuckerberg pubblica un’emozionante lettera strappalacrime, per nulla preparata, in cui dichiara al mondo intero che data l’incredibile gioia per la nascita della figlia ha deciso, così su due piedi, di donare insieme alla moglie il 99% delle loro azioni Facebook.
3) (2 ore e 1 minuto dopo), l’apocalisse. Il pianeta Terra è in delirio. Gente che scende in piazza a strapparsi i capelli dalla gioia, condivisioni e post elogiativi ovunque. “Mark uno di noi”; “Mark Zuckerberg for President”; “Zuckerberg filantropo, la donazione benefica più grande nella storia del mondo”; “Ce ne fossero di uomini come lui!”.

Ecco, è questo il problema. Che di uomini così ce ne sono, e pure tanti!
Si chiamano sempre Bill Gates, Bill Clinton, Warren Buffet, Michael Bloomberg, George Soros, ecc ecc. Possibile che nessuno si chieda perché improvvisamente in USA tutti quelli che diventano miliardari iniziano a fare beneficenza? Ve lo dico io in una parola! TAX.

Prima di essere subissato di insulti vorrei darvi qualche informazione utile che forse non tutti sapete..
Pochi anni fa il New York Times sfoggiava una copertina più o meno così: “Americani, dovete donare!”, spiegando in un intero articolo i vantaggi fiscali derivanti dalle donazioni negli Stati Uniti. Andando a vedere le agevolazioni fiscali previste in USA per chi fa donazioni si scoprono elementi molto interessanti.
Ad esempio, il modo migliore per massimizzare i privilegi fiscali sarebbe proprio quello di donare AZIONI invece di denaro contante. Un esempio pratico? Se Mark avesse in portafogli azioni acquistate a suo tempo per 1.000$ ed oggi quelle azioni valessero che ne so per assurdo 45 Miliardi, potrebbe innanzitutto risparmiare la stessa cifra in tasse rispetto alla donazione in contanti, ma in più evitare le imposte di capital gain che ammontano circa al 15% dei 45 miliardi (meno i 1.000$) di dollari che avrebbe guadagnato se avesse venduto le azioni. Per il Fisco americano solo il valore base delle azioni è considerato reddito e le plusvalenze no, mentre le deduzioni si applicano a tutto il valore di mercato delle azioni. Dunque, se Mark avesse venduto prima o poi tutte quelle azioni, ci avrebbe perso un’enormità in tasse, dimezzando il suo patrimonio. Così, invece, non solo questa operazione è fiscalmente esente ma, soprattutto, ha accumulato un credito fiscale che probabilmente gli durerà qualche secolo. Eh già. Ora sì che è qualcosa di veramente sensazionale, non ho mai visto in vita mia una persona donare così tanto a se stesso senza neanche pagarci tasse spropositate.
Ma mica finisce qui, il bello deve ancora arrivare..

4822553_6_4bc6_la-page-facebook-de-la-chan-zuckerberg_0cf517185d8e3d7beac3a41a5467d66bLa “fondazione” a cui hanno donato tutti questi soldi si chiama “LLC Chan Zuckerberg Initiative”, i proprietari inutile dirlo sono i coniugi Zuckerberg. La “promessa” di donazione non è immediata ma “avverrà durante il corso della vita tramite 3 donazioni del valore non superiore ad 1 miliardo di dollari all’anno”. Poi continuando a scavare, si legge nello statuto che questa fondazione potrà utilizzare i soldi per investimenti privati, dibattiti e questioni POLITICHE(?!) oltre che cause umanitarie come ad esempio, spicca tra le principali: “Portare Internet ovunque nel mondo”. (Stessa causa umanitaria di Bill Gates e tante altre persone che si arricchirebbero forse ancora di più con Internet usufruibile anche dai villaggi Zulu o nelle isole sperdute dell’Oceania..).

Schermata 2015-12-02 alle 20.39.09Fin qui tutto bene (più o meno..), nel senso che non vorrei sembrare arrogante o cinico per carità. In fondo anche se con finalità diverse, può solo che far bene così tanto denaro in semi-beneficenza.
Nonostante la corsa di tutti i VIP del pianeta a commentare prontamente il post del loro “amico” Zuck, come animali affamati di like, pronti a scannarsi per la frase ad effetto o per il commento al top. Ciò che mi ha spinto a scrivere questo articolo e, soprattutto, che mi ha fatto imbestialire non è tanto il vedere l’ennesimo imprenditore miliardario che giusto o sbagliato che sia elude le tasse con un po’ di spettacolarità e fantasia. No. Ciò che mi nausea è che si è usata una bambina!
Mark, non te la prendere a male, mi stai simpatico e anzi ti ringrazio e ammiro considerando che è anche grazie al tuo Facebook che io lavoro e prospero, ma hai usato una bambina, la TUA bambina. Schermata 2015-12-02 alle 20.35.46Neanche hai aspettato che Max emettesse il primo vagito che già pensavi a condividere una foto in HD della famigliola perfetta con tanto di lettera annessa per mettere le mani avanti sulla paraculata fiscale ed avere miliardi di persone pronte a elogiarti e piangere di gioia, con i loro sguardi distratti a guardare la splendida bimba appena nata e a non accorgersi che hai semplicemente fatto ciò che qualunque altro padrone della Terra fa già da secoli, ha sempre fatto, sempre farà e continuerà a fare anche dopo di te.
Una sola ultima cosa, per quanto mi riguarda avrei preferito che lo avessi fatto in silenzio, come i veri grandi uomini, proprio perché per tua figlia dovresti volere un mondo migliore senza strumentalizzazioni dettate dal denaro.
Mi piacerebbe che tua figlia potesse rispondere alla tua splendida lettera…

 

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In questi giorni si sta parlando molto di Instagram Ads ed avrete notato negli ultimi giorni alcuni post, scorrendo la Home di Instagram, che pubblicizzavano account e brand non presenti tra i vostri contatti. E magari i più attenti tra voi avranno notato anche l’iconcina in alto a destra e la scritta “Sponsorizzata”, ed avranno pensato “Oh noo! Inizia la pubblicità anche qui.” Ebbene sì! E io vi dico: “Oh sii! Finalmente è arrivato Instagram Ads…”

Attualmente è in fase di sperimentazione e testing quindi non è accessibile a tutti, ma intanto vi insegno come utilizzarlo facilmente.business manager

Innanzitutto aprite il vostro Business Manager e nella colonna sinistra sperate di vedere già il pulsante “Account
Instagram”
, se così fosse cliccateci. Dopodiché vi verrà richiesto di inserire l’account Instagram che volete pubblicizzare, dunque inserite normalmente user e password del vostro account e successivamente assegnategli l’account pubblicitario che vorrete utilizzare. Ora siamo in ballo!Instagram Ads
Per procedere con la creazione della prima campagna, il procedimento è analogo (anzi identico) a Facebook. Power Editor -> Campagna -> Gruppo Inserzioni -> Inserzioni.

Impostate i vari parametri per definire bene il target ed alla fine nel “gruppo di inserzioni” vi verrà chiesto di scegliere il posizionamento della sponsorizzazione. Ovviamente opterete per “Instagram”.Posizionamento

Come potete vedere la creazione di una campagna su Instagram è praticamente identica in tutto e per tutto ad una campagna Facebook.

Ma a sentire le opinioni di chi ha già utilizzato all’estero questo strumento pare che, come sostiene “Fortune”, gli utenti sono 2,5 volte più stimolati a cliccare su un post sponsorizzato su Instagram piuttosto che su uno di Facebook. Addirittura vi sono noti brand che dopo la fase di test hanno dichiarato di aver ricevuto un incremento di interazioni su Instagram anche dell’80% rispetto a inserzioni su Facebook. Tassi e numeri che sembrerebbero a dir poco paradossali, ma se invece fossero anche solo lontanamente così positivi? Forse potremmo avere ancora una volta una rivoluzione nel Digital Marketing, dopo Facebook anche Instagram potrebbe diventare un asso nella manica molto meno costoso e più efficace di tanti altri strumenti tradizionali ormai obsoleti.Chiara Chiarucci Brand

Nel dubbio, iniziate a testarlo voi stessi sul vostro brand o per i vostri clienti e sono sicuro che avrete una marcia in più e li stupirete!

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Il posto fisso invecchia il giovane genio

Viviamo in un paese in cui la massima ambizione è un qualunque posto fisso ed in cui va di moda lo slogan “bisogna credere nei giovani”, ma poi abbiamo una classe dirigenziale obsoleta che non è neanche in grado di ascoltarli i nostri giovani. Alcuni geni riescono a scappare all’estero, altri per sopravvivere restano mimetizzati nella massa e finiscono con la testa sul tavolo a lavorare per qualche colosso che giorno dopo giorno farà finta di credere in loro dalle 9 alle 18 fino a spremerli come limoni e lasciarli tornare a casa senza più sogni, passioni, grinta ed emozioni, senza più le forze neanche di sorridere alla vita, mentre i loro report ed i loro plan rimangono ad ingiallire sulla scrivania di qualche grosso e grasso manager strapagato per un lavoro che non farà mai, o perlomeno non farà mai lui.

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Una nuova era per l’industria dei Videogames: Nasce “GEC” – Giochi Elettronici Competitivi

 

Anno 1915: “L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.”  [George Bernard Shaw]

Anno 2015: “L’industria del gaming a livello mondiale ha un giro d’affari che ha raggiunto i 90 miliardi.” [Sole 24 Ore]

Probabilmente un secolo fa neanche Shaw si sarebbe mai immaginato un Mondo popolato da “eterni giovani”. Eppure, è così! E, finalmente, anche il nostro microscopico Bel Paese, seppur con qualche anno di ritardo, se ne sta accorgendo.

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Hacking Team, cosa sta realmente succedendo?

 

“Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta sarà combattuta con pietre e bastoni.”

Così parlava Albert Einstein. E ora, nel 2015, sappiamo che la Terza Guerra Mondiale si sta già combattendo. Senza soldati, senza armi tradizionali, ma, soprattutto, senza neppure che ce ne accorgiamo. E’ la rete a muovere sempre di più il mondo, e sarà chi sa usarla meglio (o peggio) a vincere questa guerra. Che voi lo vediate, o no.

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Come accettare pagamenti in bitcoin in un negozio

Ormai sono quasi un migliaio le attività che in tutta Italia accettano pagamenti in bitcoin in alternativa al tradizionale Euro. Un numero che sembrerebbe destinato a crescere esponenzialmente, in parte per le politiche fiscali governative sempre più rigide e pressanti, ed in parte per l’incredibile viralità che oggi permette il web e che in questa specifica circostanza ha fatto sì che uno strumento così utile ed accessibile per chiunque divenisse in breve tempo una vera e propria “moda” e si diffondesse a macchia d’olio in tutto il mondo.

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Come utilizzare il tasto Facebook invito all’azione

Già nell’estate scorsa (Luglio ’14) trapelarono le prime notizie su una nuova funzionalità che Facebook avrebbe dovuto lanciare di lì a poco. Una funzionalità che avrebbe interessato per lo più Brand, Multinazionali e tutti coloro in possesso di Pagine Fb ad uso commerciale. Ora, a distanza di 7 mesi, finalmente questi rumors si sono trasformati in qualcosa di concreto. Facebook ha infatti introdotto la possibilità di aggiungere ad una qualsiasi pagina un tasto di invito all’azione. Vediamo qualche consiglio pratico da seguire per aumentare il bacino del vostro network ed il tasso di conversione di potenziali clienti per un’attività e, soprattutto, come usare nello specifico questa nuova opportunità.  

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Il prezzo del petrolio cala ancora

Come volevasi dimostrare, Goldman Sachs esattamente un mese fa prevedeva per questo fine Anno 2014 un calo drastico del petrolio sotto i 75$ al barile, giustificando tale analisi da una parte con le nuove politiche commerciali annunciate dall’Arabia Saudita e dall’altra con l’eccessiva abbondanza di greggio da scisti rocciosi. Questo aumento di offerta sul mercato, secondo la società di rating, avrebbe potuto alimentare un eccesso d’offerta e una riduzione dell’influenza dell’Opec.

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Rivoluzione nel mercato degli investimenti in diamanti

I diamanti e le pietre preziose rappresentano un investimento tra i più sicuri e redditizi, a differenza di altri settori che hanno risentito pesantemente la crisi economico-finanziaria che ci ha colpito nel 2007.

Come accade per i mercati finanziari e azionari, anche per il settore diamantifero esiste una Borsa, la Federazione Mondiale delle Borse dei Diamanti, fondata nel 1947.

Creata per fornire informazioni sul commercio dei diamanti grezzi, lucidati e delle pietre preziose, si compone di trenta borse con sedi nelle principali capitali mondiali. La sede principale si trova ad Anversa.

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